Mar 02 2008

Profilo

Giuseppe (Pino) Apprendi è nato a Palermo l’1 ottobre 1949.

Da trent’anni nel corpo dei Vigili del Fuoco, debutta presto in politica.
È infatti da sempre impegnato nelle fila della Cgil, ma passa alla politica attiva nel 1996 quando diventa consigliere comunale a Palermo per i Democratici di sinistra, carica che ricopre fino al 2007.
Un impegno, quello di Sala delle Lapidi, che lo ha visto anche ricoprire la carica di vice presidente vicario del Consiglio Comunale fino alle dimissioni anticipate, rassegnate per tentare la scalata al Parlamento siciliano. Apprendi è eletto deputato nel collegio di Palermo il 28 maggio del 2006, raccogliendo 10.048 preferenze sulle 77.947 di lista. Entra a fare parte delle quarta commissione legislativa territorio e ambiente e, dopo la creazione del Partito democratico, si iscrive al gruppo Pd dell’ARS.
La XIV legislatura dura meno di due anni. È infatti franata sotto il peso della questione morale che ha trascinato con sé il governatore Salvatore Cuffaro costretto alle dimissioni dopo una pesante condanna in primo grado per avere favorito un indiziato di mafia. L’Assemblea Regionale è così costretta a sciogliersi e i siciliani sono chiamati di nuovo alle urne per eleggere un nuovo presidente e un nuovo Parlamento. Le consultazioni si tengono il 13 e il 14 aprile 2008. Apprendi, con 8.676 voti di preferenza, è riconfermato all’Assemblea Regionale Siciliana.

In questi anni di impegno politico Pino Apprendi ha sempre lavorato per difendere i diritti dei cittadini. Da deputato all’Assemblea Regionale Siciliana ha infatti seguito diverse vicende, dal problema del territorio e delle devastazioni ambientali all’emergenza incendi fino alla richiesta di porre il divieto di espatrio alle opere d’arte. Si è occupato inoltre delle cooperative sociali, del fenomeno del mobbing nei luoghi di lavoro, della possibilità di cartolarizzare i crediti riguardo all’assunzione di personale attraverso contratti di formazione lavoro da parte di imprese e professionisti e dell’istituzione del Parco dei Monti Sicani. Ha presentato un disegno di legge per riconoscere il diritto di voto agli extracomunitari e uno per istituire un fondo per il contenimento delle tariffe nei servizi.
Un lavoro legislativo intenso che può essere sintetizzato in 46 disegni di legge presentati (di cui uno come primo firmatario), 33 interrogazioni, 14 mozioni e 36 ordini del giorno.
Ma la battaglia che lo ha visto protagonista è stata quella condotta contro le discutibili assunzioni fatte dal consorzio Coinres. Nel silenzio generale, il deputato Pino Apprendi è stato l’unico a svelare le magagne consumate dall’Ato rifiuti 4 che ha assunto figli e fratelli di assessori, parenti di consiglieri e di sindaci. Un caso che il deputato ha denunciato, oltre che su tutti i mezzi di informazione, anche all’autorità giudiziaria. “Ritengo indecente – ha detto in quell’occasione – visti gli alti tassi di disoccupazione che si registrano in Sicilia, che si proceda in maniera così clientelare a distribuire incarichi attraverso agenzie interinali che non rispettano le pur minime garanzie di trasparenza nella selezione dei candidati. Sono convinto che le assunzioni nella pubblica amministrazione e negli enti privati controllati da organismi pubblici, debbano essere fatte attraverso un concorso pubblico”.
Apprendi ha anche più volte denunciato l’assenza di una riforma strutturale varata in Sicilia nei sette anni di governo Cuffaro, la mancanza di una politica di coordinamento da parte del dipartimento regionale della protezione civile che ha causato danni gravissimi al territorio, non ultimo l’incendio dell’estate scorsa costato la vita a cinque persone. E poi l’assenza di una riforma del mercato del lavoro che preveda l’istituzione di un salario d’ingresso a beneficio di chi è alla ricerca della prima occupazione. Infine l’impegno a sostegno delle istituzioni, alle quali bisogna restituire autorevolezza, prestigio e sobrietà. Non è un caso che il deputato Pino Apprendi sia stato uno dei più convinti sostenitori di un ordine del giorno, presentato dal gruppo parlamentare del Pd che, se approvato, avrebbe consentito di non procedere all’automatico adeguamento del trattamento economico dei deputati regionali.

TrackBack |